Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/169

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164 pensieri (4230-4231)

di un Dio provvidente, cioè di un ente superiore a noi di senno e intelletto, il qual disponga ogni nostro caso, e indirizzi ogni nostro affare, e nella cui provvidenza possiamo riposarci dell’esito delie cose nostre (9 dicembre, Vigilia della Venuta della S. Casa di Loreto, 1826; Recanati). La credenza di un ente senza misura piú savio e piú conoscente di noi, il quale dispone e conduce di continuo tutti gli avvenimenti, e tutti a fin di bene, eziandio quelli che hanno maggior sembianza di mali per noi, e che veglia sulla nostra sorte; e tutto ciò con ragioni e modi a noi sconosciuti, e che noi non possiamo in guisa alcuna scoprire né intendere, di maniera che non dobbiamo darcene pensiero veruno; questa credenza è agli uomini universalmente, e massime ai deboli ed infelici, un conforto maggior d’ogni altro possibile: il qual conforto non da altro procede, né consiste in altro, che un riposo, uno acquetamento, ed una confidenza  (4231) cieca nell’autorità, nel senno, e nel provvedimento altrui (9 dicembre 1826).


*    Dilettare-dileticare, co’ derivati.


*    Intermittenza morale. Passioni e qualità morali intermittenti. - Aggiungerò che quest’odiosa passione (l’avarizia), provenendo sovente dalla debolezza della nostra costituzione, avviene che le infermità corporali talvolta la sviluppino. Una dama che per sei mesi dell’anno era soggetta ai vapori e alla malinconia, era pur anche durante quel tempo d’una sordida parsimonia; ma come appena le funzioni corporee ripigliavano la loro armonia, ella si faceva adorare per la sua grande generosità. Alibert, Physiologie des passions, nel Nuovo Ricoglitore di Milano, quaderno 23, p. 788. - Questa osservazione si può sommamente estendere. Ciascuno di noi, se bene osserva, troverà in se questa sí fatta intermittenza. Io, inclinato all’egoismo, perché debole e infermo, sono mille volte piú egoista l’in-