Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4231

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[p. 164 modifica] cieca nell’autorità, nel senno, e nel provvedimento altrui (9 dicembre 1826).


*    Dilettare-dileticare, co’ derivati.


*    Intermittenza morale. Passioni e qualità morali intermittenti. - Aggiungerò che quest’odiosa passione (l’avarizia), provenendo sovente dalla debolezza della nostra costituzione, avviene che le infermità corporali talvolta la sviluppino. Una dama che per sei mesi dell’anno era soggetta ai vapori e alla malinconia, era pur anche durante quel tempo d’una sordida parsimonia; ma come appena le funzioni corporee ripigliavano la loro armonia, ella si faceva adorare per la sua grande generosità. Alibert, Physiologie des passions, nel Nuovo Ricoglitore di Milano, quaderno 23, p. 788. - Questa osservazione si può sommamente estendere. Ciascuno di noi, se bene osserva, troverà in se questa sí fatta intermittenza. Io, inclinato all’egoismo, perché debole e infermo, sono mille volte piú egoista l’inverno [p. 165 modifica]che la buona stagione; nella malattia, che nella buona salute, e nella confidenza dell’avvenire; piú aperto alla compassione, e facile ad interessarmi per gli altri, e prendere il loro soccorso quando qualche successo mi ha fatto confidente di me medesimo, o lieto, che quando avvilito, o melanconico. - Quante cose poi non si potrebbero dire sopra questa medesima intermittenza, considerata, non nelle qualità, ma nelle facoltà intellettuali e sociali, sia ingenite, sia acquisite! (Recanati, 10 dicembre, Festa della Venuta, 1826).


*    «Assai meglio scrisse (il Boccaccio) quando si lassò guidar solamente dall’ingegno ed instinto suo naturale, senza altro studio o cura di limare i scritti suoi, che quando con diligenza e fatica si sforzò d’esser piú culto e castigato». Castiglione, prefazione del Cortegiano. «Senza altro (cioè alcuno) impedimento». Ib., lib. II, ediz. Venezia, 1541, carta 79, p. 2, principio; ediz. Venezia, 1565, p. 198, fine. E cosí il medesimo autore nella citata opera altre piú volte. Senz’altro strepito (cioè niuno). Ib., lib. III, carta 126, principio, p. 310.


*    Pare che la fanciullezza e la gioventú abbia ingenita e naturale una inclinazione a distruggere, e la età matura e avanzata, a conservare. Né voglio io dedur questo dal vedere che i giovani sogliono scialacquare e mandare a