Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/170

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(4231-4232) pensieri 165

verno che la buona stagione; nella malattia, che nella buona salute, e nella confidenza dell’avvenire; piú aperto alla compassione, e facile ad interessarmi per gli altri, e prendere il loro soccorso quando qualche successo mi ha fatto confidente di me medesimo, o lieto, che quando avvilito, o melanconico. - Quante cose poi non si potrebbero dire sopra questa medesima intermittenza, considerata, non nelle qualità, ma nelle facoltà intellettuali e sociali, sia ingenite, sia acquisite! (Recanati, 10 dicembre, Festa della Venuta, 1826).


*    «Assai meglio scrisse (il Boccaccio) quando si lassò guidar solamente dall’ingegno ed instinto suo naturale, senza altro studio o cura di limare i scritti suoi, che quando con diligenza e fatica si sforzò d’esser piú culto e castigato». Castiglione, prefazione del Cortegiano. «Senza altro (cioè alcuno) impedimento». Ib., lib. II, ediz. Venezia, 1541, carta 79, p. 2, principio; ediz. Venezia, 1565, p. 198, fine. E cosí il medesimo autore nella citata opera altre piú volte. Senz’altro strepito (cioè niuno). Ib., lib. III, carta 126, principio, p. 310.


*    Pare che la fanciullezza e la gioventú abbia ingenita e naturale una inclinazione a distruggere, e la età matura e avanzata, a conservare. Né voglio io dedur questo dal vedere che i giovani sogliono scialacquare e mandare a  (4232) male i patrimoni, dove che i provetti gli accumulano, conservano e accrescono;1 la qual cosa facilmente si spiega, e nasce perché i giovani sono confidenti, e poco riflettono, né pensano all’avvenire, invece che i vecchi sono timidi, cauti, e sempre solleciti del futuro. Ma vedasi quel che io ho detto, eziandio in cose dove non ha luogo alcuno né il timore o la fiducia, né la provvidenza o la improvvidenza dell’avve-

  1. Inconsideranza e spensieratezza del futuro.