Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/179

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174 pensieri (4238-4239)

politiche e sí dei costumi, tanto generali della Grecia o di Atene (dove si esponevano i drammi), quanto individuali delle persone piú cospicue e famose di ciascun tempo. Giacché mille volte le vicende politiche davano occasione, e argomento intero, a questo o quel dramma, e vi erano figurati i caratteri dei principali personaggi dell’attuale repubblica. Tali erano le istorie teatrali dei greci; libri, dove quasi senz’avvedersene s’imparava la storia politica, la storia piú intima delle opinioni e dei costumi nazionali, civili, individuali della Grecia, anno per anno. Che cosa di comune potrebbero avere con queste le nostre istorie teatrali, le istorie, se ne avessimo, delle nostre esposizioni di arti; e simili libri? Quando presso di noi né drammi, né opere d’arte, né cosa alcuna d’ingegno suol rappresentare le circostanze dei tempi, né essere occasionata e figlia legittima del tempo? Infatti quale interesse hanno le nostre istorie teatrali, se non forse per le compagnie degl’istrioni? (Recanati, 29 dicembre 1826). Vedi p. 4294.


*   Differenza tra le antiche e le piú recenti, le prime e le ultime, mitologie. Gl’inventori delle prime mitologie (individui o popoli) non cercavano l’oscuro per  (4239) tutto, eziandio nel chiaro; anzi cercavano il chiaro nell’oscuro; volevano spiegare e non mistificare e scoprire; tendevano a dichiarar colle cose sensibili quelle che non cadono sotto i sensi, a render ragione a lor modo e meglio che potevano, di quelle cose che l’uomo non può comprendere, o che essi non comprendevano ancora. Gl’inventori delle ultime mitologie, i platonici, e massime gli uomini dei primi secoli della nostra era, decisamente cercavano l’oscuro nel chiaro, volevano spiegare le cose sensibili e intelligibili colle non intelligibili e non sensibili; si compiacevano delle tenebre; rendevano ragione delle cose chiare e manifeste, con dei misteri e dei secreti. Le prime mito-