Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/185

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180 pensieri (4243-4244)

zione in lode del Bembo. Tasso, Opere, ediz. del Mauro, t. IX, p. 148, lett. 238; Lettere di Principi o a Principi, Venezia, 1573, carta 426, verso.


*    Disprezzo e ignoranza dei greci per la letteratura latina. Vedi Speroni, Dialoghi, ediz. Venezia, 1596, p. 420. - Si potrebbero in ciò i greci assomigliare ai francesi.


*    Trovasi anco in inglese lo scambio della s coll’aspirazione. Salle francese - hall inglese.


*    Altro per niuno o niente. Firenzuola, Ragionamenti, ediz. dei Classici italiani, p. 89, linea 2, p. 230, cioè ultima.


*    «Tu profferisti chiunque con due sillabe; la qual parola non mi voglio ricordare che si truovi se non con tre.» Firenzuola, loc. cit. qui sopra, p. 84. Vuol dire non mi vuol venire alla mente, non mi posso ricordare. Grecismo, simile alla p. 162. «Lucrezia, che cosí mi voglio ricordar che fusse il nome della vedova.» Cioè cosí mi vuol dire, cosí mi dice, la memoria; cosí mi pare, mi vien fatto, di ricordarmi (domenica 14, 1827).


*    Mia, tua, sua plurali fiorentini, e antichi.


*    Alla p. 4156. A noi non pare che cosí fatti sfoghi, questo gridare, questo pianger forte, strapparsi i capelli, gittarsi in terra, voltolarsi, dar del capo nelle pareti, cose usate nelle sventure dagli antichi, usate dai selvaggi, usate tra noi oggidí dalle genti del volgo, possano essere di niun conforto al dolore; e  (4244) veramente a noi non sarebbero, perché non ci siamo piú inclinati e portati dalla natura in niun modo; e quando anche le facessimo, le faremmo forzatamente, sarebbe studio, e non natura, e però cosa inutile: tanto è mutata, vinta, cancellata in noi la