Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/203

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196 pensieri (4255-4256)

tanto confuso, e pieno continuamente di contraddizioni, il modo di scriverne del medesimo Tasso. Ma noi veggiamo in Dante un uomo d’animo forte, d’animo bastante a reggere e sostenere la mala fortuna; oltracciò un uomo che contrasta e combatte con essa, colla necessità, col fato. Tanto piú ammirabile certo, ma tanto meno amabile e commiserabile. Nel Tasso veggiamo uno che è vinto dalla sua miseria, soccombente, atterrato, che ha ceduto all’avversità, che soffre continuamente e patisce oltre modo. Sieno ancora immaginarie  (4256) e vane del tutto le sue calamità, la infelicità sua certamente è reale. Anzi senza fallo, se ben sia meno sfortunato di Dante, egli è molto piú infelice (Recanati, 14 marzo 1827). (Si può applicare all’epopea drammatica ec.).


*   È molto notabile nella considerazione comparativa delle antiche e delle moderne nazioni civili, che quelle furono tutte quante di situazione meridionali. Dell’Italia non era ben civile che la parte meridionale. Del resto dell’Europa, la Grecia sola. Dell’Asia, solo il mezzodí, sí quello civilizzato dai greci, e sí l’India, la Persia ec. Dell’Affrica non parlo, la quale è meridionale tutta. Or questo doveva necessariamente produrre, e produsse, una grandissima differenza, sí nei costumi, nei modi del vivere, negli esercizi, nelle instituzioni pubbliche e private, sí nei caratteri dei popoli civili e della civiltà antica, dai costumi, dai caratteri, dalla civiltà moderna. Perchè, secondo quella verissima osservazione già fatta da altri, che la civiltà è andata sempre, e va tuttavia progredendo dal sud al nord, ritirandosi da quello; i popoli civili moderni sono tutti settentrionali, o piú settentrionali che gli antichi; o certo risedendo, come è manifesto, la maggior civiltà moderna nel settentrionale (ciò si vede anche in America), il resto dei popoli piú o manco civili pigliano dai settentrionali il carattere della lor