Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/21

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16 pensieri (4095-4096-4097)

p. 112, lin. 28, p. 130, lin. 23-24, dove però s’inganna quanto al supporlo necessario, perché non sempre  (4096) questi tali sono diminutivi, come ho provato altrove coll’esempio di iaculus, speculum ec. (1 giugno 1824).


*    Sisto in vece di venire dal greco ἱστάω, come si crede e ho detto altrove, ben potrebbe venire da sto per duplicazione, non ignota neppure ai latini (come usitatissima fra i greci), massime antichi, come ho mostrato altrove coll’esempio di titillo da τίλλω, e dei perfetti cecidi ec. ec. E la mutazione della coniugazione dalla prima nella terza sarebbe appunto come nei composti di do (del che pure altrove), anch’esso monosillabo, come sto. E quanto al significato e all’uso ec. chi non vede l’analogia fra sto e sisto? (1 giugno 1824).


*    Il tale diceva non esser ben detto quel che si afferma comunemente, che basta l’apparenza, per esempio, a un letterato per essere stimato, benché manchi della sostanza. Ora, l’apparenza non solo basta, ma è la sola cosa che basti ed è necessaria e la sola necessaria. Perocché la sostanza senza l’apparenza non fa effetto alcuno e nulla ottiene, e l’apparenza colla sostanza non fa né ottiene niente di piú che senza essa: onde si vede la sostanza essere inutile, e il tutto stare nella sola apparenza (1 giugno 1824).


*    Chi vuol vedere la differenza che passa tra l’antica filosofia e la moderna, e quel che di questa ci possiamo promettere, le consideri ambedue sul trono, cioè ἐξοσυίαν  (4097) λαβούσας, la quale non hanno i filosofi privati. Ora se egli è vero che la qualità d’ogni cosa non d’altronde si conosca meglio e piú veramente che dagli effetti, da quelli de’ principi filosofi si dovrà giudicare delle due filosofie meglio che da’ privati, i quali hanno per necessità piú parole