Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4097

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[p. 16 modifica] λαβούσας, la quale non hanno i filosofi privati. Ora se egli è vero che la qualità d’ogni cosa non d’altronde si conosca meglio e piú veramente che dagli effetti, da quelli de’ principi filosofi si dovrà giudicare delle due filosofie meglio che da’ privati, i quali hanno per necessità piú parole [p. 17 modifica]che effetti, o effetti piú deboli, e piú desiderii e progetti che esecuzioni, perché quel che vogliono, massime in cose grandi e rilevanti, nol possono. Paragoninsi dunque fra loro Marcaurelio e Federico, ambedue, si può dire, perfetti nella rispettiva filosofia, ambedue filosofi in parole e in opere, e corrispondenti ne’ loro fatti alle loro massime. E si troverà quello in un secolo inclinante alla barbarie essere stato il padre de’ suoi popoli ed esempio di virtú morali d’ogni genere, anche a’ privati ed a tutti i tempi. Questo in un secolo sommamente civile essere stato il maggior despota possibile, il piú freddo egoista verso i suoi popoli, il piú indifferente al loro bene e curante del proprio, e solito e determinato ad antepor questo a quello, il maggior disprezzatore, dico, ne’ fatti e in parte eziandio ne’ detti, della morale in quanto morale, della virtú in quanto virtú e del giusto come giusto; insomma, se non il piú vizioso (ché egli non l’era per calcolo), certo il men virtuoso principe del suo tempo, e forse di tutti i tempi, perché, non avendo niuna delle virtú che vengono, o vogliamo dir venivano dalla forza della mente, mancava anche di quelle che nascono dalla debolezza (come n’erano in Luigi XV). Fu anche disaffezionato stranamente alla sua patria, come gli è stato