Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/23

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18 pensieri (4098-4099)

tivo ed accidentale al verbo, e s’inganna a partito chi sopra alcuno esempio sí fatto battezza quel tal verbo per neutro passivo, come par che voglia fare il Rabbi o il Bandiera ne’Sinonimi, voc. Affermare, dove allegando il Boccaccio, novella 19, quantunque tu te l’affermi (cioè per quanto tu te lo affermi, maniera indeterminata) e chiamandolo modo toscano, ne cava il verbo affermarselo, verbo nullo, perché in tale e simili frasi indeterminate tutti o quasi tutti i verbi attivi o neutri passivi possono ricevere questa forma e ricevonla elegantemente (sia ciò proprietà toscana o altrimenti), ma fuor di tali casi in niun modo si direbbe affermarselo o affermarsi, come io mi affermo che tu ec. o egli se lo afferma asseverantemente (1 giugno 1824); e il luogo del Boccaccio non prova che ciò si possa dire. Chi che si fosse, qual o qualche se ne fosse la cagione, qual si sia o qualsisia, non so chi si fosse che ec. non so  (4099) che o quello che si faccia o si voglia ec. (2 giugno 1824). Vedi p. 4103.


*    Pesado per pesante, que pesa, tanto nel proprio come nel figurato (2 giugno 1824).


*    Non si può meglio spiegare l’orribile mistero delle cose e della esistenza universale (vedi il mio Dialogo della Natura e di un Islandese, massime in fine) che dicendo essere insufficienti ed anche falsi, non solo la estensione, la portata e le forze, ma i principii stessi fondamentali della nostra ragione. Per esempio, quel principio, estirpato il quale cade ogni nostro discorso e ragionamento ed ogni nostra proposizione, e la facoltà istessa di poterne fare e concepire dei veri, dico quel principio. Non può una cosa insieme essere e non essere, pare assolutamente falso quando si considerino le contraddizioni palpabili che sono in natura. L’essere effettivamente, e il non potere in alcun modo esser felice, e ciò per impotenza innata e inseparabile dal-