Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/258

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(4301-4302) pensieri 249

e ’l companatico. Magalotti, sonetto colla coda; che incomincia: Acciò conosca ognun quanto diverso, vers.27-29. Parla de’ fanatici scolastici e peripatetici del suo tempo (Pisa, 22, 1828).


*    Raperonzo - raperonzolo. Cotogno - cotognolo. Vedi Crusca.


*    τρἱβειν - trebbiare, forse da tribulare, che forse è un frequentativo di un inusitato tribere da τρἱβειν (Pisa, 28, 1828).


*    E disse fra suo core: l’ho mal fatto. Pulci Morg. maggiore, XII. 28.


*    Disse Rinaldo: A te, senza altre scorte, (nessuna scorta) Venuti siam per l’oscura foresta. Ib. canto 17. st.35.


*    E disse fra suo cor: costui fia quello. Ib. c. 22. st.228.


*    Sottosopra fu buon sempre l’ardire: Ha la fortuna in odio un uom da poco, Ed è nimica de gli sbigottiti (soliti a sbigottirsi ec). Berni, Orl. inn. c. XXXV, st. 3.


*    Oramai si può dire con verità, massime in Italia, che sono piú di numero gli scrittori che i lettori (giacché gran parte degli scrittori non legge, o legge men che non iscrive). Quindi ancora si vegga che gloria si possa oggi sperare in letteratura. In Italia si può dir che chi legge, non legge che per iscrivere; quindi non pensa che a se, ec. (Pisa, 5 febbraio 1828).  (4302)


*   Uno de’ maggiori frutti che io mi propongo e spero da’ miei versi, è che essi riscaldino la mia vecchiezza col calore della mia gioventú; è di assaporarli