Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/431

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422 pensieri (4487-4488)

è  (4488) fatto in Italia Spagna ec., anzi averlo seguitato. Le discrepanze delle nostre prime ortografie che Foscolo cita, non provano che l’inabilità di que’ primi a rappresentar la parola e la pronunzia stessa d’allora (13 aprile)


*    La vera (e naturale) perfezione dell’ortografia è che 1o, ogni segno, come si pronunzia nell’alfabeto, cosí nella lettura sempre; 2o, e nell’alfabeto esprima un suono solo. 3o, non si scriva mai carattere da non pronunziarsi, né si ometta lettera da pronunziarsi (13 aprile)


*    Alla p. 4439. Quando io mi sono trovato abitualmente disprezzato e vilipeso dalle persone, sempre che mi si dava occasione di qualche sentimento o slancio di entusiasmo, di fantasia, o di compassione, appena cominciato in me qualche moto, restava spento. Analizzando quel ch’io provava in tali occorrenze, ho trovato, che quel che spegneva in me immancabilmente ogni moto, era un’inevitabile occhiata che io allora, confusamente e senza neppure accorgermene, dava a me stesso. E che, pur confusamente, io diceva: che fa, che importa a me questo (la bella natura, una poesia ch’io leggessi, i mali altrui), che non sono nulla, che non esisto al mondo? Vedi p. 4492. E ciò terminava tutto, e mi rendeva cosí orribilmente apatico com’io sono stato per tanto tempo. Quindi si vede chiaramente che il fondamento essenziale e necessario della compassione, anche in apparenza la piú pura, la piú rimota da ogni relazione al proprio stato, passato o presente, e da ogni confronto con esso, è sempre il se stesso. E certamente senza il sentimento e la coscienza di un suo proprio essere e valere qualche cosa al mondo, è impossibile provar mai compassione; anche escluso affatto ogni pensiero o senso di alcuna propria disgrazia speciale, nel qual caso la