Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1001

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[p. 330 modifica] romano, τοῖς κατὰ τὴν Ῥωμαίων ἡγεμονίαν e, scrivendo in Roma, giudicò, come pur dice (Fabricius, III, 229, fine e 231, principio), e come fece, di traslatarla (non in latino) in greco, Ἑλλάδος γλώσσῃ μεταβαλεῖν (idem, l. c., art. 1, p. 47). E cosí traslatata la presentò a Vespasiano e a Tito, imperatori romani (Ittigio l. c.; Fabricius, III, 231, lin. 8; Tillemont, Empereurs. t. I, p. 582) (30 aprile 1821).


*    La lingua greca, benché a noi sembri a prima vista il contrario, e ciò in gran parte a cagione delle circostanze in cui siamo tutti noi europei ec. rispetto alla latina, è piú facile della latina; dico quella lingua greca antica quale si trova ne’ classici ottimi, e quella lingua latina quale si trova ne’ classici del miglior tempo; e l’una e l’altra comparativamente, qual é presso gli scrittori dell’ottima età dell’una e dell’altra lingua. E ciò malgrado la maggiore ricchezza grammaticale ed elementare della lingua greca. Questa dunque è la cagione perch’ella fosse piú atta della latina ad essere universale, e n’é la cagione sí per se stessa e immediatamente, sí per la somiglianza che produce fra la lingua volgare e quella della letteratura, fra la parlata e la scritta (1 maggio 1821). [p. 331 modifica]


*    Quello che ho detto della difficoltà naturale che hanno e debbono avere i francesi a conoscere e molto piú a gustare le altrui lingue, cresce se si applica alle lingue antiche e, fra le moderne europee e cólte, alla lingua nostra. Giacché la lingua