Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1017

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*   Dalla mia teoria del piacere séguita che l’uomo, desiderando sempre un piacere infinito e che lo soddisfi intieramente, desideri sempre e speri una cosa ch’egli non può concepire. E cosí è infatti. Tutti i desiderii e le speranze umane, anche dei beni, ossia piaceri i piú determinati, ed anche già sperimentati altre volte, non sono mai assolutamente chiari e distinti e precisi, ma contengono sempre un’idea confusa, si riferiscono sempre ad un oggetto che si concepisce confusamente. E perciò, e non per altro, la speranza è meglio del piacere, contenendo quell’indefinito, che la realtà non può contenere. E ciò può vedersi massimamente nell’amore, dove la passione e la vita e l’azione dell’anima essendo piú viva che mai, il desiderio e la speranza sono altresí piú vive e sensibili e risaltano piú che nelle altre circostanze. Ora osservate che per l’una parte il desiderio e la speranza del vero amante è piú confusa, vaga, indefinita che quella di chi è animato da qualunque altra passione; ed è carattere (già da molti notato) dell’amore, il presentare all’uomo un’idea infinita (cioè piú sensibilmente indefinita di quella che presentano le altre passioni), e ch’egli può concepir meno di qualunque