Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1016

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[p. 341 modifica] per le parole italiane dello stesso genere, le quali si potrebbero suppor derivate dalla Magna Grecia e dalla Sicilia, piuttosto che dal latino; mentre però la lingua greca si spense in quei paesi tanto innanzi al sorgere della lingua italiana, e vi si stabilí la latina, che, per conseguenza, vi è tanto piú vicina alla nostra, in ordine di tempo, anzi immediatamente vicina. Vedi p. 1040, fine. Del resto, anche in Sicilia durò la letteratura greca, se non anche la lingua, lungo tempo dopo il dominio romano. Diodoro fu siciliano e cosí altri scrittori greci. E vedi Porfirio, Vita Plotini, cap. 11, donde par che apparisca che in Sicilia a quel tempo vi fossero cattedre o scuole greche di sofisti, come, si può dire, in tutte le parti dell’imperio romano, in Roma, nelle Gallie a tempo di Luciano ec. Cecilio Siculo, benché romano di nome e vissuto in Roma ec., scrisse in greco. Vedi Costantino Lascaris nel Fabricius, Bibliotecha Graeca, t. XIV, p. 22-35, edit. vet. (6 maggio 1821). [p. 342 modifica]Ma nel terzo secolo T. Giulio Calpurnio siciliano, poeta bucolico contemporaneo di Nemesiano, scrisse in latino. E cosí altri siciliani ec.


*    Un effetto dell’antico sistema di odio nazionale era in Roma il costume del trionfo, costume che nel presente sistema dell’uguaglianza delle nazioni, anche delle vinte colle vincitrici, sarebbe intollerabile; costume, fra tanto, che dava sí gran vita alla nazione, che produceva sí grandi effetti e sí utili per lei e che forse fu la cagione di molte sue vittorie e felicità militari e politiche (6 maggio 1821).