Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1153

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[p. 445 modifica] la parola ἀργαλέον è trisillaba. E notate che scrivendo

Ὠς ἀργαλέον πρᾶγμ’ ἐστ’ƒ ὦ Ζεῦ καὶ Θεοὶ,


senza nessuna fatica questo verso riusciva giambo trimetro o senario puro, secondo le regole della prosodia greca. Dal che si vede che quei poeti, i quali scrivevano, come dice Tullio dei comici, a somiglianza del discorso (Oratoris, cap. 55), adoperavano quasi regolarmente siffatte vocali doppie ec. come dittonghi, e conseguentemente che l’uso quotidiano della favella, tenace dell’antichità molto piú che la scrittura le stimava e pronunziava per dittonghi o sillabe uniche sí nella Grecia come nel Lazio. Puoi vedere la nota del Faber al 2 verso del prologo di Fedro, lib. I, e quella pure del Desbillons nelle Addenda ad notas, p. LI, fine (10 giugno, dí di Pentecoste, 1821). Vedi p. 2330.

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*   Alla p. 1123. Anzi, secondo me, da principio si diceva legitus, tegitus, agitus, quindi, per contrazione, legtus, tegtus, agtus, e finalmente, per piú dolcezza, lectus, tectus, actus; e chi se ne vuol persuadere ponga mente al verbo agitare, il quale, secondo quello che abbiamo osservato e dimostrato finora, è formato dal participio (o dal supino) di agere.