Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1414

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[p. 146 modifica] prossime, anche materialmente alla natura, e quindi piú semplici ec. Quell’inaffettato, quel dipingere al vivo le cose o i sentimenti, le passioni ec., e far grandissimo effetto quasi non volendo, è bellezza eterna, perch’é naturale; ed è il solo vero modo d’imitar la natura, giacché si può male imitar la natura, anche imitandola vivissimamente, e l’imitazione la piú esatta può essere anzi è per lo piú la meno naturale, e quindi meno imitazione. Vedi il mio Discorso sui romantici dove si parla di Ovidio. ec.

Le vantate, immutabili, ed universali leggi del bello, sono dunque giuste (complessivamente e quanto all’essenziale); ma non perché il bello in se stesso sia immutabile e universale e assoluto, ma perché tale è la natura, che essendo natura, è quindi la principale e piú solida fonte delle convenienze in ciò ch’ella contiene, e però del bello. Quindi la teoria delle belle arti (eccetto alcuni particolari) resta salda, quanto ai precetti ec., benché speculativamente s’inganni nei principii fondamentali. Ma l’astrazione generalmente non nuoce nel nostro caso al concreto, perché solamente si tratta di chiamar leggi di natura, necessarie quanto a noi, ma libere quanto a lei, quelle che la detta teoria suol chiamare leggi assolutamente necessarie del bello. Quindi restano le regole della rettorica, della poetica ec.; restano gl’indizi per distinguere e fuggire i falsi gusti ec., solamente che si chiamino falsi non in se stessi né in quanto al bello, ma in quanto ripugnanti al modo di essere effettivo delle cose. Ond’é che il principio delle