Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1525

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[p. 211 modifica] con quella degli organi esteriori. Ma queste pure si perdono ordinariamente se non si ripetono e se l’assuefazione istantaneamente contratta non si coltiva, mediante il rinnuovamento non dell’impressione stessa, ma del suo effetto ec. Ancor qui però vi sono delle differenze secondo la maggiore o minor facoltà di assuefazione e di ritentiva, naturale e acquisita, che hanno i diversi individui (19 agosto 1821).


*    Degli stessi tre soli scrittori letterati del trecento, un solo, cioè Dante, ebbe intenzione, scrivendo, di applicar la lingua italiana alla letteratura. Il che si fa manifesto sí dal poema sacro, ch’egli considerava, non [p. 212 modifica]come trastullo, ma come impresa di gran momento e dov’egli trattò le materie piú gravi della filosofia e teologia, sí dall’opera tutta filosofica, teologica e insomma dottrinale e gravissima del Convito, simile agli antichi dialoghi scientifici ec. (vedilo), sí finalmente dalle opinioni ch’egli manifesta nel Volgare Eloquio. Ond’é che Dante fu propriamente, com’é stato sempre considerato, e per intenzione e per effetto, il fondatore della lingua italiana.