Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1769

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[p. 357 modifica] parlò quattro secoli fa; ovvero anche se la volesse comporre de’ soli secoli [p. 358 modifica]passati, escludendo questo, il quale finalmente è l’unico che per essenza delle cose non si possa escludere. Certo è lodevole che non si sradichi la pianta, conservando i germogli e trapiantandoli, ma perché s’ha da conservare il solo tronco spogliandolo de’ germogli, delle foglie, de’ rami; anzi la sola radice, tagliando il tronco e guardando bene che non torni a crescere e che le radici se ne stieno senza produr nulla? E sarebbe ben ridicolo che, conservando sulla nostra favella l’autorità agli antichi che piú non parlano, la si volesse levare a noi che parliamo; e sarebbe questa la prima volta che le cose de’ vivi fossero proprietà intera de’ morti. Sarebbe veramente assurdo che, mentre una parola o frase superflua nuovamente trovata in uno scrittore antico si può sempre incontrastabilmente usare quanto alla purità, una parola o frase utile o necessaria, e che del resto abbia tutti i numeri, nuovamente introdotta da un moderno, non si possa usare senza impurità. Anzi quanto piú la nostra lingua è diligente nel non voler perdere (cosa ottima), tanto piú per necessaria conseguenza dev’essere industriosa nel guadagnare, per non somigliarsi al pazzo avaro che per amor del danajo non mette a frutto il danajo, ma