<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/1820&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20141127135556</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/1820&oldid=-20141127135556
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 1820 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 386modifica] del primo libro di Velleio); che nelle repubbliche abbondino gli eloquenti e fuori di esse non si trovi un uomo magniloquente ec. ec. ec.: tutto ciò da che deriva e che cosa dimostra, se non che il talento è l’opera in tutto delle circostanze, sí il talento in genere che il talento tale o tale? ― Le circostanze lo sviluppano, ma esso già esisteva indipendentemente da queste. ― Che cosa vuol dire sviluppare una facoltà già esistente ed intera? Forse applicarla e renderla cioè ἐνεργῆ, cioè operativa? Signor no, perché questo non si può fare, se prima non si sono abilitati gli animi ad operare, e in quel tal modo. Che gli organi, e con essi le disposizioni, cioè le qualità che li compongono, si sviluppino, lo intendo. Ma che una facoltà, che senza le circostanze corrispondenti, senza l’assuefazione e l’esercizio, è affatto nulla e impercettibile a qualunque senso umano, si debba dire e credere sviluppata e non prodotta dalle circostanze,