<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject>Saggi</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2198&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20150620192001</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2198&oldid=-20150620192001
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 2198 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 102modifica] strettamente vietata dalla lingua francese allo stile ec. dell’individuo, se non pochissima, che a’ francesi pare gran cosa, come la lingua di Bossuet. Perocché è molto una piccola differenza, in una nazione, in una letteratura, in una lingua, avvezza e necessariamente conducente all’uniformità, che non può essere alterata se non se menomamente, senza dar bruttamente negli occhi e uscir de’ limiti del lecito. Laddove nella lingua italiana lo scrittore individuo può essere uniforme agli altri e difforme se vuole, anzi tutt’altro, e nuovissimo e originalissimo, senza lasciar di essere e di parere italiano e ottimo italiano e insigne nella lingua. Ciascuno colla lingua italiana si può aprire una strada nuovissima, propria, ignota e far maravigliare i nazionali di parlare una lingua che si possa esprimere in modo sí differente dal loro e da loro non mai pensato,