Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2556

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*   Il grand’uso che gl’italiani (forse anche gli spagnuoli e i francesi) fanno della preposizione compositiva di o dis nel senso negativo (come disamore, disfavorire; e per apocope, in questo e mill’altri casi, sfavorire, disutile e mill’altre da formarsi anche a piacere: vedi la Crusca), essendo molto poco e scarso nel latino scritto (come in dispar, dissimilis, discalceatus, dove il dis nega: vedi il Forcellini in di), e d’altra parte non significando niente in italiano, in francese, in ispagnuolo la detta preposizione per se (la quale sembra venire dal greco δὺς, usata come in δυσέρως, δυσωπία, δυστυχὴς), par che dimostri d’essere stato molto piú comune nel latino volgare di quello che nello scritto e d’aver tenuto il luogo di vera particella negativa, cosí frequente e manuale nella composizione come la greca α privativa, e come lo è la detta particella presso di noi ad arbitrio del parlatore o scrittore che ha bisogno d’un