Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2791

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Αἵ ῥ᾽ ἀνέμων πνοιῇσι καὶ οἰωνοῖς ἅμ᾽ ἕπονται

Ὠκείῃς πτερύγεσσι· μεταχρόνιαι γὰρ ἴαλλον. Io tengo per fermo che ἁρπυίας sia un secondo epiteto compagno di ἠϋκόμους. Il duplicare o moltiplicare gli epiteti senza congiungerli fra loro con alcuna particella congiuntiva, poco usitato dai poeti latini, è familiarissimo ai poeti greci; e proprissimo di Omero e, dietro lui, degli altri: siccome di Dante (secondoché osserva Monti nella Proposta) e degli altri poeti italiani. Vedi, fra gli altri infiniti luoghi, Odissea, α, 96-100, il qual luogo è ripetuto piú d’una volta nell’Iliade e, s’io non fallo, anche nell’Odissea.

Del resto il luogo dell’iscrizione triopea ῞Αρπυιαι κλωθῶες ἀνηρείψαντο μέλαιναι, dove ἅρπυιαι è manifesto aggettivo e sta per rapaci, notisi essere espressamente imitato dai seguenti versi dell’Odissea, ed averli l’autore avuti onninamente in vista.

Νῦν δέ μιν ἀκλειῶς ἅρπυιαι ἀνηρείψαντο. α, 241, ξ, 371.

Τόφρα δὲ τὰς κούρας ἅρπυιαι ἀνηρείψαντο. ν, 77.