Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2809

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[p. 5 modifica] sia giusto il dire che l’uso del coro nuoce all’illusione. Qual grata illusione senza il vago e l’indefinito? E qual dolce grande e poetica illusione doveva nascere dalle circostanze sovra esposte! (21 giugno 1823). Nelle commedie la moltitudine serve altresí all’entusiasmo e al vago della gioia, alla βακχεία, a dar qualche apparente e illusorio peso alle cagioni sempre vane e false che noi abbiamo di rallegrarci e godere, a strascinare in certo modo lo spettatore nell’allegrezza e nel riso, come accecandolo, inebbriandolo, vincendolo coll’autorità della vaga moltitudine. Vedi p. 2905. [p. 6 modifica]


*    Io non so quali abbiano ragione intorno all’origine del verbo latino accuso, o quelli che lo derivano da causa, o quelli che lo fanno venire da un verbo cuso continuativo di cudere, del qual cuso non recano però nessuno esempio (vedi Forcellini, voc. accuso, fine e voc. cuso). Forse a questi ultimi potrebbe esser favorevole il nostro antico cusare, il quale, se venisse da cuso e non da causari, o se non fosse uno storpiamento d’accusare, sarebbe un antichissimo tema perduto o disusato nel latino scritto, e conservato nell’italiano; e sarebbe il semplice dei verbi composti accuso, incuso, excuso, recuso. È da notare però che il nostro volgo (almeno quello della Marca) usa il verbo causare nel significato appunto del nostro antico cusare e del latino causari, cioè in senso, non di cagionare, ma di recare per cagione o come