Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2836

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*   Solae communes natos, consortia tecta Urbis habent (apes), magnisque agitant sub legibus aevum. Georgiche, l. IV, v. 153-154. Qui il verbo agito non può esser piú continuativo di quel ch’egli è; e veramente non so chi possa avere il coraggio di dire ch’egli in questo e ne’ simili luoghi sia frequentativo (28 giugno 1823).


*    Ho mostrato altrove che i poeti e gli scrittori primitivi di qualunque lingua non potevano mai essere eleganti quanto alla lingua, mancando loro la principal materia di questa eleganza, che sono le parole e modi rimoti dall’uso comune, i quali ancora non esistevano nella lingua, perché scrittori e poeti non v’erano stati, da’ quali si potessero tòrre, e i quali conservassero quelle parole e modi che già furono in uso. Onde quando una lingua comincia ad essere [p. 25 modifica]scritta, tanto esiste della lingua quanto è nell’uso comune: tutto quello che già fu in uso, e che poi ne cadde, è dimenticato, non avendovi avuto chi lo conservasse, il che fanno gli scrittori, che ancora non vi sono stati. Togliere piú che tante parole o forme da quella lingua la cui letteratura serve di modello alla nuova (come gl’italiani avrebbero potuto fare dalla lingua latina), è pericoloso in quei principii molto piú che nel séguito (contro quello che si stimano i pedanti), anzi non si può, perché, quando nasce la letteratura