<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2868&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20161007113130</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2868&oldid=-20161007113130
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 2868 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 45modifica] un altro senso traslato, piú o meno diverso, e talvolta vicinissimo e similissimo, ma che pur non è quel medesimo. E tutta questa varietá (con altre molte differenze simili a queste) si troverà nell’uso di uno stesso verbo, di uno stesso nome, di uno stesso avverbio in autori contemporanei e compatriotti. Alla qual varietà, come ben sanno i dotti in queste materie, è da por mente assai, e da notar sempre in ciascun autore, massime ne’ classici, qual'è il preciso senso in cui egli suole o sempre o per lo piú adoperare ciascuna parola o frase. Trovato e notato il quale, si rende facile la intelligenza dell’autore e se ne penetra la proprietà e l’intendimento vero delle espressioni e si spiegano molti suoi passi che senza la cognizione del significato da lui solito d’attribuirsi a certe parole non s’intenderebbero; com’é avvenuto a molti interpreti e grammatici ec. che, spiegando questi passi secondo l’uso ordinario di quelle tali parole o frasi, e non considerandole in quello particolare ch’esse sogliono aver presso quello scrittore, o non hanno saputo