Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2940

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[p. 90 modifica] delle principali e capitali fra quelle che essi, forse come pericolose a sapersi, enunziavano sotto il velo dell’allegoria e coprivano di mistero e vestivano di finzioni, o si contentavano di accennare confusamente al popolo; il quale era in quei tempi assai piú diviso per ogni rispetto dalla classe de’ sapienti, che oggi non è: onde nasceva l’arcano in cui dovevano restare quei dogmi ch’essendo sempre proprii de’ soli sapienti, non erano allora quasi per niun modo communicati al popolo, separato affatto dai saggi. Oltreché in quei tempi l’immaginazione influiva e dominava cosí nel popolo, come anche nei sapienti medesimi, onde nasceva che questi, eziandio senz’alcuna intenzione di misteriosità, e senz’alcun secondo fine, vestissero le verità di figure, e le rappresentassero altrui con sembianza di favole. E infatti i primi sapienti furono i poeti, o vogliamo dire i primi sapienti si servirono della poesia, e le prime verità furono annunziate in versi, non, cred’io, con espressa intenzione di velarle e farle poco intelligibili, ma perché esse si presentavano