Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3081

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[p. 174 modifica] ed ora un’altra, cioè ora πσ ora βσ ec. non lo credo, anzi tengo che il ψ fosse sempre pronunziato πσ, e il ξ sempre κσ. Passaggio non difficile neppure nella pronunzia (e ordinario anche e regolare in milione d’altri casi sí nella pronunzia che nella scrittura e grammatica greca) d’una in un’altra affine, cioè dalle palatine γ e χ alla palatina κ, e dalle labiali β φ alla labiale π. Massime che il π e il κ sono veramente medie nella pronunzia tra le loro affini, benché si assegni il nome di medie al γ e al β, e al δ, non al τ ec. Lo deduco dal latino, fra’ quali parimente il x fu sostituito sí al cs che al gs, ed anticamente scrivevasi e pronunziavasi, per esempio, gregs, legs, regs, non grecs, lecs, recs, come oggidí, almeno noi italiani, sogliamo sempre pronunziare. Vedi il Forcellini e il Dizionario di grammatica e letteratura dell’Encicl. metododica, in X. Ma che in séguito il x anche tra’ latini, ossia, de’ buoni tempi, fosse sempre pronunziato cs, come oggi, dimostrasi dal considerare, per esempio, i verbi lego, rego, tego e simili (appunto venuti da’ nomi sopraddetti) i quali nel perfetto fanno rexi, texi (lego ha legi). Dove certo la x antichissimamente equivalse a gs, come ho detto altrove. Ma eccovi [p. 175 modifica]eccovii participii lectus, rectus, tectus, che da prima furono legitus ec. e poi contratti mutarono il g in c. Resta dunque piú che probabile che anche quei perfetti si pronunziassero col c, recsi, tecsi malgrado