Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3110

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[p. 189 modifica] di quelle persone su cui l’interesse cade. Or dunque il lettore trova inutile il darsi gran pensiero di quelli a’ quali vede aversi bastante cura da altri. Il poeta e la fortuna da lui narrata fanno quello che avrebbe a fare il lettore interessandosi; essi medesimi provveggono al fortunato: il lettore non ha dunque niuna cagione di farlo egli, ei non desidera quello che gli è spontaneamente dato, quello ch’egli ottiene già senza darsene briga e sollecitudine. Per queste cagioni accade [p. 190 modifica]che poco e poco durevolmente c’interessi il fortunato, massime ne’ poemi epici e ne’ drammatici. Ed effettivamente oggidí i lettori della stessa Iliade, non essendo greci, o non s’interessano mai vivamente per li greci, i quali sanno già dovere uscir vittoriosi, o presto lasciano d’interessarsene.1 Ma non bisogna dall’effetto che l’Iliade fa in noi misurar quello ch’ei faceva nei greci, ai quali essa era destinata, né per conseguenza l’arte del poeta che la compose, né il pregio e valore del poema.

Note

  1. Veggasi la p. 3452, fine-58.