Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3124

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[p. 196 modifica] le regole dell’epopea che dopo Omero furono concepute e insegnate e poste e seguíte.

Videro tutti la necessità di far che l’Eroe e la impresa principale che si prendesse a lodare e a narrare nell’epopea riuscissero felicemente. Ciò fu dato per regola e questa regola fu seguíta da tutti. Massimamente che dietro l’esempio dell’Iliade (benché [p. 197 modifica]l’Odissea somministrasse pure un esempio diverso) non fu stimato proprio soggetto di poema epico altro che imprese guerriere, né d’altro genere d’Eroe fu creduto che l’epopea dovesse rappresentare il modello, se non che del gran Capitano. Onde parve tanto piú necessaria la felicità nell’Eroe del poema e nell’impresa che ne fosse il soggetto, non giudicandosi degno d’epopea un Capitano vinto da’ nemici né una guerra perduta.

Sin qui andava bene: ma v’era il grandissimo inconveniente che l’interesse che i lettori possono prendere per li fortunati, ancorché virtuosi, è scarso, debole e breve, e non