Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3138

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[p. 204 modifica] dagli epici posteriori ad Omero non fu [p. 205 modifica]voluto abbracciare, ma fu sopra tutte l’altre cose fuggito, come quello che dirittamente avrebbe esclusa quella unità d’interesse, di scopo e d’Eroe, che quei poeti e i Dottori de’ loro tempi e de’ nostri davano per primaria e supremamente indispensabile qualità del poema epico: la unità, dico, non quale è quella della Iliade, dalla quale pur furono tratte le regole, le norme e il tipo dell’epopea, ma quale i posteriori ingegni metafisicamente sottilizzando e troppo artisticamente e strettamente considerando la concepirono, determinarono e prescrissero. Ond’é che quantunque in ciascuno de’ nominati poemi epici v’abbiano molte sventure cantate, ed avendovi una parte vittoriosa e felice, v’abbia altresí necessariamente una parte soccombente e sfortunata, si guardarono però bene tutti i detti poeti di farci piangere sopra questa sventura, come aveva fatto Omero; e di condurre il poema in modo che