Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3157

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[p. 215 modifica] terminata. Ora la felicità non vale che per la maraviglia, la quale spetta all’immaginazione e nulla al cuore. Tanto possono fare errare i piú grandi spiriti le regole e l’arte, e tanto nascondere la natura dell’uomo, de’ tempi, delle cose, traviarli dal vero, travisar loro e occultare il proprio scopo e la propria essenza di quelle cose medesime ch’essi intraprendono ed alle quali esse regole appartengono.

3o, Le idee, i principii di generosità, di equità, di umanità, di beneficenza verso il nemico sí ne’ giudizi sí ne’ sentimenti sí nelle azioni, nacquero, si può dir, dopo Omero, mitigati che furono i ferocissimi e implacabili ed eterni odii nazionali, proprii degli uomini ancor vicini a natura.1 Essi principii sono [p. 216 modifica]massimamente comuni ed efficaci ne’ tempi moderni, ne’ quali non vi possono avere odii nazionali, non avendovi quasi nazioni, e niuno individuo considera, come anticamente, per nemici personali quelli della nazione, i quali altresí ed effettivamente nol sono né per sentimento né per fatto, ma nemici

Note

  1. Veramente di tutti i poemi epici, il piú antico, cioè l’Iliade, è, quanto all’insieme, allo scopo totale e non parziale, al tutto e non alle parti, all’intenzion finale e primaria, non episodica, addiettiva e secondaria e quasi estrinseca, accidentale ec.; è, dico il piú sentimentale, anzi il solo sentimentale; cosa veramente strana a dirsi, e che par contraddittoria ne’ termini, ed è infatti mostruosa ed opposta alla natura de’ progressi e della storia dello spirito umano e degli uomini, e delle differenze de’ tempi, alla natura rispettivamente dell’antico al moderno, e viceversa ec. È anche il poema piú cristiano. Poiché interessa pel nemico, pel misero ec. ec.