Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3440

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[p. 388 modifica] Cicerone, dopo dato un consiglio al senato o al popolo, da mettersi in opera anche il dí medesimo, dopo perorata e conchiusa una causa, ancor di una piccola eredità, si poneva a tavolino, e dagl’informi commentari che gli avevano servito a recitare, cavava, componeva, limava, perfezionava un’orazione formata sulle regole e i modelli eterni dell’arte piú squisita, e, come tale, consegnavala all’eternità. Cosí gli oratori attici, cosí Demostene, di cui s’ha e si legge dopo duemila anni un’orazione per una causa di tre pecore: mentre [p. 389 modifica]le orazioni fatte oggi a’ parlamenti o da niuno si leggono, o si dimenticano di là a due dí, e ne son degne, né chi le disse pretese né bramò, né curò ch’elle avessero maggior durata (15 settembre 1823).1


*    Il giovane innanzi la propria esperienza, per qualunque insegnamento udito o letto, di persone stimate da lui o no, amate o disamate, credute o non credute ec., non si persuaderà mai efficacemente che il mondo non sia una bella cosa, né deporrà il desiderio e la speranza ch’egli ha della vita e degli uomini e de’ piaceri sociali, né l’opinione favorevolissima, e nel fondo del cuore,

Note

  1. Quel che si è detto della durevolezza, dicasi ancora della grandezza e magnificenza ec.