Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3527

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[p. 6 modifica] che l’uomo procura di fare dando segni straordinari d’allegrezza in tali occasioni, ingannar se stesso dimostrandosi di non aver nulla a temere, perocch’ei fa cose contrarie a quelle che il timore propriamente e immediatamente suol cagionare. Affine di non temere l’uomo procura di persuadersi ch’ei non teme, ond’ei possa dedurre che non v’è ragion sufficiente o necessaria di timore. Egli è un effetto molto ordinario di questa passione il muover l’uomo a cose contrarie a quelle a che immediatamente ella il moverebbe, ma e [p. 7 modifica]quelle e queste sono ugualmente effetti di vero timore. E quelle sono in gran parte, o sotto un certo aspetto, finte, queste veraci. Il timore muove l’uomo a far quasi una pantomima appresso se stesso. Per questo nelle solitudini e fra le tenebre e in luoghi, cammini, occasioni pericolose o che tali paiono, è uso naturale dell’uomo il cantare, non tanto ad effetto di figurarsi e fingersi una compagnia, o di farsi compagnia (come si dice) da se stesso; quanto perché il cantare par proprio onninamente di chi non teme; appunto perciò chi teme canta (vedi a tal