Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3570

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[p. 35 modifica] ch’è appunto tondere, creduto finora al piú metaforico e il proprio significato di curtus, che è tonsus. Questo verbo originario di curtare, e affatto conforme a un verbo greco della stessa significazione, è da riporsi insieme con quelli che abbiamo dimostrato per mezzo di gustare, potare e s’altri tali n’abbiamo accennati, conformi ai greci πόω γεύω1) che altrettanto vagliono quanto essi verbi ignoti, e quanto i loro noti continuativi, non altrimenti che κείρω vaglia il medesimo che curto. E il discorso e le ragioni addotte per li suddetti verbi, si ripetano in proposito di questo. La forma di questo verbo doveva essere, s’io non m’inganno, e s’è lecito il congetturare, curo is, cursi, curtum, ovvero cureo es ui tum, ovvero anche curo as curui curtum, come neco as ui ctum, seco as ui ctum, eneco as ui ctum, reseco ec., i quali supini sembrano contratti da necitum, secitum (non già necatum, secatum), fatti alla forma di domitum da domo as ui, cubitum di cubo as ui2) ec. Onde il primitivo e intero sarebbe curitum, curitus per curtus (1 ottobre 1823).


*    Risito da rideo-risus (1 ottobre 1823).

Note

  1. γεύω propriamente è gustare facio. Trovasi però in Erodoto per gusto ch’è (o dicesi da’ lessicografi) il proprio di γεύομαι. Cosí ἵζω e ἱζάνω co’ composti loro, che propriamente sono attivi, e valgono sedere facio ec., s’usano a ogni tratto in senso neutro per sedere ec., che è il proprio de’ loro passivi. E cosí, credo, avviene in altri tali verbi. Onde guo in latino poté ben essere propriamente gusto, neutro.
  2. Puoi vedere la p. 2814-5 e 3715-7.