Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3705

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Pagina 3705

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[p. 120 modifica] in vi, propria della prima coniugazione e, come abbiamo mostrato, della seconda, che ora ha piú sovente ui, ch’è il medesimo, e finalmente eziandio della quarta che conserva però anche quella in ii, è al tutto aliena da’ verbi della terza, se non se per qualche rara anomalia, come in crevi da cerno, e suoi composti, perfetto irregolarissimo, per cerni, e in sevi da sero, e suoi composti, verbo d’altronde ancora irregolarissimo, come si vede nel suo supino [p. 121 modifica]satum, ne’ composti situm, solita mutazione in virtú della composizione ec. Vedi p. 3848 ec. Ovvero per qualche altra ragione come dal verbo no (di cui p. 3688), che dovette essere della terza, il perfetto novi per evitare la voce poco graziosa ni, che sarebbe stata il suo perfetto regolare, e che d’altronde concorreva colla particella ni: oltre che niun perfetto latino, se ben mi ricordo, è monosillabo, ancorché fatto da tema monosillabo: eccetto ii da eo, e da fuo fui, i quali furono monosillabi, e forse ancora lo sono talvolta presso i poeti latini del buon tempo ec., secondo il mio discorso altrove fatto della antica monosillabia di tali dittonghi ec. Da’ monosillabi do, sto ec. si fece il perfetto dissillabo per duplicazione: dedi, steti ec. Onde avrebbe da no potuto anche farsi neni. O forse il verbo da cui viene nosco, non fu no, ma noo (νοῶ), onde il perfetto