Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3942

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[p. 315 modifica] o apprensioni, di modo che presto, e ancor dopo una volta sola, e piú o manco perfettamente, gli divengono come proprie; il che fa ch’egli possa benissimo e facilmente rappresentarle ed al naturale, esprimendole piuttosto che imitandole, poiché il buono imitatore deve aver come raccolto e immedesimato in se stesso quello che imita, sicché la vera imitazione non sia propriamente imitazione, facendosi d’appresso se medesimo, ma espressione, giacché l’espressione de’ propri affetti o pensieri o sentimenti o immaginazioni ec. comunque fatta, io non la chiamo imitazione, ma espressione. Or come la facoltà d’imitare sia qualità e parte principalissima e forse il tutto de’ grandi ingegni, e cosí degli altri talenti in proporzione, è cosa da molti osservata e spiegata. Dunque riconfermasi che l’ingegno è facoltà di assuefazione (6 decembre 1823). Vedi p. 3950.


*    Scambio del g e del v. Nivis-neige-ningit o ninguit (onde il nostro negnere) e nivit, onde il nostro [p. 316 modifica]nevicare, quasi nivicare, come da vello vellico ec. frequentativi, di cui vedi la p. 2996, margine: e vedi il glossario se vuoi (6 decembre 1823).


*    Alla p. 3275, margine. Anzi molti di questi amano piú di aver de’ nemici che degli amici, son piú contenti di essere odiati che amati, e si attaccano volentieri con chicchessia, non per sensibilità, neanche per misantropia, per l’odio naturale verso gli altri ec., ma perché il loro stato naturale è lo stato di guerra, ed amano piú di combattere che di stare in pace e posarsi, e piú la vita inquieta, che la tranquilla. E ciò semplicissimamente, senza malignità, senza carattere, né passioni nere e odiose. Infatti essi sono apertissimi, sincerissimi, compassionevolissimi, e beneficano piú degli altri, ma le stesse persone che essi compatiscono o beneficano amerebbero piú