Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/55

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[p. 162 modifica] settentrionali, e non so se ai latini e a quali altri stranieri presentemente. Il quale fu proprio interamente dell’alfabeto greco (e non so se dicano lo stesso del vau ebreo), come ora è proprio del francese; e come l’u nostro appresso questi è formato dall’ou, cosí appuntino fra i greci, eccetto che questi l’hanno anche ne’ dittonghi αυ ευ ηυ ωυ, dove i francesi in nessun altro. Il che, se non c’è altra ragione in contrario, credo che i francesi (dico tanto quest’u detto gallico quanto esso dittongo ou) l’abbiano avuto dalla Grecia nelle spedizioni che fecero colà, quando fondarono la Gallogrecia [p. 163 modifica]ec. (e credo da S. Ireneo gallo che scrisse in greco, e Favorino parimente ec., che la lingua greca fosse veramente comune nella Gallia, vedi gli storici), onde reso ἐπιχώριον sia poi rimasto in Francia e anche nella Gallia transalpina, cioè in Lombardia, malgrado delle mutazioni d’abitatori di queste provincie ec. E il c e il g schiacciato non sono evidentemente due lettere diverse dagli aperti ch e gh? e non mancarono e mancano ai greci? (ai latini non so che dicano gli eruditi) ed ora ai francesi, e credo agli spagnuoli, agl’inglesi ec.?


*   Se tu domanderai piacere ad uno che non possa fartisi senza ch’egli s’acquisti l’odio d’un altro, difficilissimamente, in parità di condizione, l’otterrai non ostante che ti sia amicissimo. E pure per quell’odio si guadagnerebbe o si crescerebbe il vostro amore e forse grandissimo, sí che le partite par che sarebbero uguali. Ma infatti pesa molto piú l’odio che l’amore degli uomini, essendo quello molto piú operoso. Qui si fermerebbero gli psicologi moderni, lasciando di cercare il principio di questa differenza, ch’è manifestissimo, cioè l’amor proprio. Giacché chi segue il suo odio fa per se, chi l’amore per altrui, chi si vendica giova a se, chi benefica giova altrui, né alcuno è mai tanto infiammato per giovare altrui quanto a se.


*   Vita tranquilla delle bestie nelle foreste, paesi deserti e sconosciuti ec., dove il corso della loro vita non si compie meno interamente colle sue vicende, operazioni, morte, successione di generazioni ec., perché nessun uomo ne sia spettatore o disturbatore né sanno nulla de’ casi del mondo, perché quello che noi crediamo del mondo è solamente degli uomini.


*   A. S’io fossi ricco ti vorrei donar tesori. B. Oibò, non vorrei ch’Ella se ne privasse per me. Prego Dio che non la faccia mai ricca.

[p. 164 modifica]*   Linguaggio mutuo delle bestie descritto secondo le qualità manifeste di ciascuna potrebbe essere una cosa originale e poetica introdotta cosí in qualche poesia, come, ma poi scioccamente se ne serve, il Sannazaro nell’Arcadia, prosa 9, ad imitazione di quella favola, s’io non erro, circa Esiodo.


*   Voce e canto dell’erbe rugiadose in sul mattino ringrazianti e lodanti Iddio, e cosí delle piante ec. Sannazaro, ib.; e mi pare immagine notabile e simile a quella dei rabbini dell’inno mattutino, del sole ec.; come anche l’altra immagine del Sannazaro, ivi, di un