Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/897

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[p. 249 modifica] e quindi nemicizie nazionali, nessun popolo è vinto, nessuno vincitore. Chi vince non vince quel tal popolo, ma quel tal governo. I soli governi sono nemici fra loro. Dunque la vittoria non si esercita sopra la nazione, la quale, come l’asino di Fedro cambia solamente la soma o l’asinaio, ma sopra il solo governo. Una nazione conquistata perde il suo governo e ne riceve un altro che presso a poco è il medesimo. Non essendo nemica della conquistatrice, non avendo avuto guerra con essa né questa con lei, partecipa ai di lei vantaggi, alle cariche pubbliche ec. Non perde le proprietà, né la libertà civile, né i costumi ec. (Alle volte non perderà neppure le sue leggi). Ma come tutto il suo non era suo, ma del suo padrone, cosí tutto questo, senza nuovo danno de’ suoi individui, come presso gli antichi, passa di peso e senza scomporsi ad essere di un altro padrone.

Anticamente il privato perdeva individualmente le sue proprietà, perché individualmente ne aveva. Ora non egli che non le ha individualmente e non le può perdere, ma il suo principe, vinto, perde tutte insieme le proprietà de’ suoi sudditi, ch’erano generalmente ed unitamente sue; e questo per conseguenza accade senza cangiamenti nello stato de’ particolari, e senza nuove violazioni de’ diritti privati e individuali. S’ella diviene dipendente al di fuori, lo era già al [p. 250 modifica]di dentro. La sua dipendenza non è nuova se non di nome, perché la sua indipendenza era pur tale. E se ora dipende dallo straniero, lo straniero è per lei tutt’uno che il nazionale; perché la nazione non esisteva neppur prima della conquista; ed ella, non amando se stessa, non avendo amor patrio, non odia dunque lo straniero, se non come il nazionale e come l’uomo odia l’altro uomo. Il diritto delle nazioni