Pensieri e discorsi/Antonio Mordini in patria/VIII

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VIII.


Oh! certo il prigioniero era profondamente triste; e quando fu liberato, e seppe, la sua tristezza crebbe. Egli diceva: la mia Roma profanata!... l’ideale della vita sfumato... lasciate che passi questa nerissima nube... E non sorrise più, e morì desolato, poco più d’un anno dopo.

Sì; ma la nerissima nube adombrava e adombra anche altre fronti; anche la tua, adombrava, o Antonio Mordini! E sì e sì: anche la tua, e per la medesima causa che quella del maestro, a cui fosti fedele: l’altra tavola della legge mazziniana, la più sacra, non era osservata. E qual era? Voi potreste [p. 310 modifica]suggerire, Repubblica, e non direste il vero; voi potreste correggere soggiungendo, Libertà, e non sapreste forse di dire il vero. Quello che dell'Ideale non si vedeva e non si vede realizzato in Italia, non è la libertà politica, che salvo gli stati d’assedio, maledetti già dal Mordini, si gode con questa leale monarchia, quanto in qualunque repubblica; non è una forma speciale di governo da conquistarsi col diritto di maggioranza o con l’audacia di minoranza: per così poco i più infastidire i meno, o i meno opprimere i più? No: quell’Ideale non riguarda i più e i meno; ma è in potere di noi singoli: ognun di noi può, anzi deve, proclamare la repubblica santa nella propria anima. Perchè la repubblica di Mazzini vuol dire essere per sè, e sentirsi parte d’un tutto, avere diritti imperscrittibili e doveri indeclinabili, difendere fortemente gli uni e tranquillamente adempiere gli altri.

Si fa questo in Italia?

Nè in Italia, forse, nè altrove, se non forse in un popolo, molto lontano, diverso da noi di riti, di costumi e di abiti e persino di colore. Là è repubblica... sebbene ci sia un Mikado, che è nel tempo stesso un pontefice e un imperatore.