Pensieri e discorsi/La ginestra/II

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II.


Vediamo. La gloria non ti sorride dunque più? Eppure, a me pare che questo sogno di fanciullo ti debba rimanere. Da fanciullo, meno che ventenne, professavi: “Io ho grandissimo, forse smoderato e insolente, desiderio di gloria„. Certo poi, sett’anni dopo, la gloria che sola t’era concesso di cogliere, quella “a cui si viene talora colla sapienza e cogli studi delle buone dottrine e delle buone lettere„, ti [p. 90 modifica]parve tale da essere tenuta “in piccolo conto per comparazione alle altre„, e ti parve che fosse ben difficile a conseguire tra i viventi, e non senza compenso di fastidi e dolori, e pur difficile a ottenere e conservare tra i posteri e senza tuttavia alcun frutto di felicità. Ti parve che ella portasse a’ suoi cultori il destino di “condurre una vita simile alla morte, e vivere, se pur l’ottengono, dopo sepolti„. Ironia! E dopo ancora t’accorgesti che il tristo secolo non apprezzava ingegno e virtù, e che pur questa inutile gloria mancava ai degni studi. Non ostante mi parrebbe che ora tu dovessi sentire nella pallida fronte la ventata dell’avvenire: il soffio che viene dall’isola lontana la quale interrompe l’infinito mare della morte.

No. Se ti si offrisse invece di questa gloria inferiore, che viene dallo scrivere, quella maggiore che nasce dal fare, e ti si offrisse in sommo grado e senza alcuna macchia, e ti si desse a scegliere tra quella e la morte, tu sceglieresti la morte. La gloria è vanità.