Pensieri e giudizi/I/IV

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../III

../V IncludiIntestazione 7 gennaio 2012 100% saggi

I - III I - V
[p. 8 modifica]

IV.


Il falso concetto che il monismo escluda l’Idealità, quando invece la sposta dal campo metafisico e la pone giustamente come suprema realtà della vita, ha dato origine al nuovo misticismo che non è veramente un sistema filosofico, ma un orientamento e un atteggiamento specioso di spiriti irrequieti, che, proclamando fallita la scienza, sperano trovare nel soprannaturale la soluzione di tutti i problemi dell’universo.

Se questa reazione al positivismo non si fosse manifestata da qualche tempo e non avesse invaso la mente di alcuni uomini insigni, la questione se sia possibile una morale senza Dio sarebbe addirittura oziosa: giacchè la scienza e la storia l’hanno risoluta da un pezzo per gli intelletti sgombri di mistici vapori e di perniciose preoccupazioni.

La scienza trova in tutte le religioni un nucleo sostanziale costituito di alcuni precetti morali, che si vanno man mano svolgendo e modificando secondo i tempi, i luoghi, le razze, e che son creduti sufficienti al governo della vita umana. Ciò che le religioni hanno di mitico, di simbolico, di rituale o è una paurosa allucinazione dell’ignoranza, o fioritura fantastica di popoli primitivi, o speculazione interessata dell’impostura. Dio non è altro che la figurazione di quell’Ideale di amore, di giustizia, di pace che è in cima di tutte le umane aspirazioni. Far dipendere la [p. 9 modifica]morale da Dio è come farla dipendere da sè stessa. La storia ci prova, da canto suo, che gli uomini sono buoni o cattivi indipendentemente da Dio e dalla fede che in esso hanno avuto. Si potrebbe anzi affermare che la bontà e la pietà vera sono spesso in ragione inversa della fede religiosa. Torquemada, come tutti i carnefici dell’umanità, commetteva i più atroci delitti in nome di colui che moriva sulla croce perdonando; Alfonso de Liguori in nome della castità si faceva maestro dei più sozzi peccati. I filosofi increduli, o atei addirittura, da Epicuro a Haeckel e ad Ardigò, sono stati i più innocenti e i più puri degli uomini.

In conclusione, le religioni si vanno sempre più purificando: si vanno, cioè, liberando dalla scorie dei secoli primitivi accostando alla scienza anche senza volerlo, e affermando anzi il contrario: è la forza intima delle cose, la vittoria lenta ma progressiva dell’uomo. Il quale si va finalmente persuadendo che la sua vita si svolge tutta qui, e qui sulla terra ha da cercare il suo miglioramento: e, per conseguire possibilmente la sua felicità, non solo è necessario valersi delle sue proprie forze, ma associare le proprie forze con quelle degli altri.

E questa associazione di forze, per ottenere il migliore bene possibile, non si potrà conseguire senza l’eguaglianza, la giustizia, la libertà, senza un equilibrio perfetto fra diritti e doveri. Conseguire questa intesa e questa universal fratellanza è l’ideale umano, che si va a poco per volta [p. 10 modifica]sostituendo alle vecchie religioni, e che a poco per volta trionferà.