Pensieri e giudizi/I/VI

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VI.


Se per rinascita dell’Ideale s’intende il ritorno dello spirito alle vecchie forme religiose, e indizio di tale ritorno giudica il misticismo che invade alcuni spiriti contemporanei, io non ho da augurare altro alla nuova generazione se non quella coltura scientifica e quella robustezza di fibra che sole possono liberarla da sì morbosa idealità.

[p. 11 modifica]Ma se per Idealità si vuole intendere quello stato di perfezione vagheggiato e non mai raggiunto, il cui desiderio ci rende perfettibili, affaticandoci perpetuamente verso un orizzonte di giustizia, di pace, di libertà, io non capisco lo scoraggiamento di quei generosi intelletti che vedono l’eclissi e temono il tramonto di essa ai dì nostri.

Che gli Dei se ne vadano e con loro parecchie delle idee che hanno ingombrato il cammino dell’uomo, nella sua perpetua ascensione da carne a spirito, è fenomeno logico e naturale di cui ogni animo spregiudicato ha da rallegrarsi. Ma che il positivismo, col suo concetto nuovo della vita nell’universo, ci allontani dagl’intenti più alti e più nobili dell’esistenza, è opinione che può essere scusata in grazia di quell’affetto che lega la mente e il cuore dell’uomo al passato: giustificata dalla ragione e dai fatti non mai.

Se i problemi dell’origine e del fine dell’universo, che hanno travagliato in tutti i secoli la vita intellettuale dell’umanità, non hanno avuto dal nuovo metodo scientifico una soluzione qualsiasi, l’insufficienza non è del positivismo, ma della mente umana: al positivismo devesi, non foss’altro, riconoscere il merito di avere rimosso dal campo scientifico i problemi che eccedono l’umana intelligenza e di avere abbandonato alla fede e alle seduzioni del sentimento ciò che dalla ragione non può essere risoluto.

Il positivismo appare fallito a coloro soltanto [p. 12 modifica]che chiedono ad esso, e non tutti in buona fede, ciò che nessuna scienza può dare. Le conseguenze di esso, in ogni caso, nell’ordine morale e politico non possono che agevolare ed affrettare l’emancipazione dello spirito umano dalla scienza, cioè dalla fede, dalla ragione, dal sentimento, dal diritto, dall’autorità.

Noi traversiamo un periodo non di transizione, come dicono (tutti i periodi della vita individuale e sociale sono di transizione, essendo la vita un perpetuo mutamento), ma di lotta. Il corso delle nuove e delle vecchie idee genera la confusione, lo smarrimento, il capogiro ai cervelli più sani e gagliardi. Tra il crepuscolo d’un mondo che ruina dai cardini e il crepuscolo d’un mondo che sorge, il sentimento religioso si atteggia di sembianze che vorrebbero essere inviolabili e adorabili per solenne vetustà, e non sono che maschere senza subietto, ricostruzioni pedantesche e caricature sgraziate di dogmi, di tempi, d’istituzioni che non hanno più ragione d’esistere; il pensiero scientifico ed artistico si panneggia in cento fogge, che si millantano nuove ed originali e non sono che stravaganti e bizzarre.

I mestieranti, i ciarlatani, i prestigiatori profittano, s’intende, del quarto d’ora per alzar banco e tribuna, gridare e strombazzare; attirano e ipnotizzano la folla incosciente, truffano applausi e quattrini, scroccano facilmente quella effimera celebrità schivata e dispregiata dagli animi probi e dagl’intelletti sublimi.

[p. 13 modifica]Ma chi può meravigliarsi di questo fenomeno che si ripete a ogni nuovo orientamento del pensiero, una volta, almeno, ogni secolo? E qual forza di uomini associati a fin di bene potrà far rinascere e rivivere ciò che per legge naturale è condannato a perire?

Che il positivismo abbia distrutto troppo? Non credo: parmi anzi che la lentezza del suo cammino e della sua vittoria su le coscienze provenga dal non avere distrutto a bastanza. Che la nuova scienza demolisca e non edifichi? È una calunnia. Alla volontà creatrice essa ha sostituito la legge naturale; al miracolo, l’evoluzione; alle rivelazioni soprannaturali, la lotta per l’esistenza e l’eredità fisiologica; al privilegio del regno umano, le trasformazioni zoologiche; all’anima immortale, l’eternità della forza; all’annullamento delle cose, l’eterna circolazione della vita, la trasformazione perenne della materia; alla degradazione dell’uomo, il continuo perfezionamento del genere umano; alla morale della speranza e della paura, la morale senza obbligazione nè sanzione; alle religioni mutevoli secondo i tempi i luoghi le razze, il sentimento universale dell’Infinito.