Pescatori d'Islanda/Parte V/Capitolo XVI

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Capitolo XVI

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Pierre Loti - Pescatori d'Islanda (1886)
Traduzione dal francese di Carlo De Flaviis (1911)
Capitolo XVI
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Capitolo Sedicesimo.


Quando ritornò a gettarsi sul suo letto, alle quattro, il sonno la prese perchè era stanchissima.

Ma quel minuto di gioia immensa aveva lasciata nella sua testa un’impronta che, malgrado tutto, restava persistente; si svegliò ben presto, con una scossa, drizzandosi a metà, ricordandosi di qualche cosa.... Vi era qualche cosa di nuovo circa Yann... In mezzo la confusione delle sue idee che ritornavano, cercò, e trovò ciò che era....

— Ah! niente ahimè! — no, niente altro che Fantec.

Ed una seconda volta ripiombò di un colpo al fondo dello stesso abisso. No, in realtà niente era cambiato nella sua aspettativa, monotona e senza speranza.

Pertanto, averlo sentito là così vicino, era come se qualche cosa emanata da lui fosse volata, là intorno; ed ella ascoltava più attentamente i passi al di fuori, presentendo che qualcuno sarebbe arrivato per parlarle di lui. Ed infatti quando fece giorno il padre di Yann entrò.

Levò il suo berretto, rialzò i suoi bei capelli bianchi, [p. 159 modifica]che erano a buccoli come quelli di suo figlio, e si sedette vicino al letto di Gaud.

Anche lui aveva il cuore stretto; perchè Yann, il suo bel Yann era il suo carito, il maggiore dei figli, la sua gloria. Ma egli non disperava ancora. E cominciò a rassicurare Gaud dolcemente; gli ultimi rientrati dall’Islanda parlavano tutti di nebbie spesse che avevano potuto far ritardare il battello; e poi gli era venuta un’idea; una fermata alle isole Feroè che sono delle isole lontane situate sulla strada e da cui le lettere mettono molto tempo a venire; questo era successo proprio a lui una quarantina di anni fa e la sua povera mamma aveva fatto dire una messa per l’anima sua... Un così bel battello la «Leopoldina» quasi nuovo, e con forti marinai a bordo....

La vecchia Moan girava attorno ad essi scotendo la testa, l’angoscia della sua nipotina le aveva quasi resa la forza e le idee; ella aggiustava la casetta, e guardava ogni tanto il piccolo ritratto giallo del suo Silvestro attaccato al granito del muro, con le sue ancore di marinaio e la sua corona mortuaria di perle nere. Dal giorno in cui il mare le aveva preso il suo nipotino, ella non credeva più al ritorno dei marinai; non pregava più la Vergine serbandole un cattivo rancore nel cuore.

Ma Gaud ascoltava avidamente quelle parole consolatrici, mentre che i suoi grandi occhi cerchiati guardavano con una tenerezza profonda quel vecchio che rassomigliava tanto al suo adorato; averlo là, presso di lei, era come una protezione contro la morte, e si sentiva più rassicurata, più riavvicinata al suo Yann. Le sue lagrime cadevano silenziose e più dolci e, tra se stessa, ripeteva le sue preghiere ardenti alla Vergine Stella del mare.

Una fermata là basso, nelle isole; delle avarie forse; infatti era una cosa possibile. Si alzò aggiustò i suoi capelli, fece una bella toletta come se egli potesse [p. 160 modifica]ritornare. Senza dubbio tutto non era perduto poiché, egli, suo padre, non disperava. E, per dei giorni, lo attese ancora. — Era proprio l’autunno, al cader delle notti lugubri dove di buon’ora, tutto si faceva scuro nella vecchia casupola e scuro anche nei dintorni, nel vecchio paese bretone.

I giorni stessi sembravano dei crepuscoli: delle nuvole immense che passavano lentamente portavano l’oscurità in pieno giorno. 11 vento rumoreggiava costantemente, simile a un suono lontano di grandi organi di chiese, suono lugubre e disperato. Altre volte si infrangeva contro la porta con dei ruggiti da bestia.

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Ella era diventata pallidissima, tenendosi sempre più rammucchiata come fosse già vecchia.

Molto spesso toccava i vestiti del suo Yann, il suo bel vestito di nozze, spiegandolo, ripiegandolo come una maniaca — sopratutto una delle sue maglie azzurre che aveva conservato la forma del suo corpo; quando la posava dolcemente sulla tavola ne disegnava come per abitudine il rilievo delle spalle e del petto; poi alla fine l'aveva conservata in una sola scansia del loro armadio, non volendo smuoverla per conservarle quell’impronta.

Ogni sera delle nebbie fredde salivano dalla terra; allora guardava dalla sua finestra la landa triste, dove dei piccoli pennacchi di fumo bianco cominciavano ad uscire qua e là dalle casupole degli altri; dapertutto gli uomini erano ritornati uccelli viaggiatori portati dal freddo; nelle case degli altri le sere dovevano trascorrere dolci; perchè il rinnovellarsi dell’amore era cominciato con l'inverno nel paese degl’Islandesi.

E Gaud, sperando sempre che Yann si fosse fermato nelle isole lontane, aspettava. [p. 161 modifica]