Pio IX - Lettera di Giuseppe Mazzini al clero italiano/1

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LETTERA

DI GIUSEPPE MAZZINI

AL

CLERO ITALIANO.


Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà sulla terra siccome è nel cielo.
Matteo; VI, 10.
I.

La parola di Pio IX non esce da Roma. Diresti ch’ei sentisse di non poter proferire dalla città iniziatrice di due grandi epoche di progresso all’umanità, dalla città delle tradizioni eterne e dell’amore, l’anatema alla libertà, la condanna all’educazione del genere umano, ch’è la tradizione continua della legge e della vita di Dio sulla terra. E questa parola, dettata dallato del pessimo tra i re d’Italia, è parola d’uomo che trema, e che maledice. Il divorzio fra il mondo e lui, fra il popolo dei credenti, ch’è la vera Chiesa, e l’aristocrazia fornicatrice che ne usurpa il nome, v’è sculto a ogni sillaba. Da lunghi anni il papato ha perduto la potenza d’amare e di benedire. Trascinato un istante dall’immenso spettacolo della risurrezione d’un popolo, Pio IX mormorò commosso, or son due anni, una benedizione all’Italia; e [p. 4 modifica]quell’accento d’amore suonò così nuovo e insolito sulle labbra d’un Papa, che l’Europa intiera fantasticò una seconda Era al Papato, e si strinse in ebbrezza d’entusiasmo ignota alla storia degli ultimi secoli intorno all’uomo che l’avea proferito. Oggi l’ammenda ai monarchi è pagata. Per ira di principe offeso e di pontefice pericolante, per avversione a ogni moto di popolo, per calunnie avventate contro i promotori di mutamenti, per querele impotenti gittate alla stampa, l’Enciclica dell’8 dicembre somiglia quella del 15 agosto 1832 segnata Gregorio XVI. Restituito, dall’armi delle Potenze Cattoliche, alla signoria delle terre romane, Pio IX si sdebita con esse, intimando, in nome della Chiesa, guerra ai popoli, a quei che vogliono migliorarne le sorti, alla stampa che li illumina, al socialismo e al comunismo ch’egli confonde in uno, quantunque il primo contradica filosoficamente al secondo. L’Enciclica è un atto, non d'iniziativa religiosa, ma di resistenza politica: resistenza tanto più visibilmente comandata dall’influenza principesca straniera, quanto meno son noti alle moltitudini e invocati dagli uomini della parte nazionale in Italia i vocaboli comunismo e socialismo che ricorrono frequenti nell’enciclica pontificia.

Lasciamo gli oltraggi indecorosi profusi nell’Enciclica ad uomini, dei quali il Papa approvava e promoveva le opinioni due anni addietro: lasciamo le accuse d’irreligione e di protestantismo vibrate con aperta malafede a pensatori che hanno combattuto in ogni loro scritto il materialismo del secolo XVIII, a militi che hanno combattuto le battaglie della patria colla croce sul petto, e col nome di Pio IX sul labbro — le triviali calunnie di ferocia, di saccheggio e d’espilazione a capi che tennero più mesi il potere, senza pronunciare una sola condanna di morte, e ripresero più poveri di prima la via dell’esilio — e la bassa, villana, inesplicabile ingiuria che noi, per rossore, non ripetiamo, avventata alle migliori tra le donne italiane, suore di carità dell’Italia risorta, da chi afferma in oggi con impudente menzogna essere stati i sacerdoti cacciati dal letto dei nostri feriti, mentre [p. 5 modifica]decretava ieri, subito dopo l’ingresso dei Francesi in Roma, d’imprigionamento che ancor dura quei sacerdoti medesimi i quali, congiunti in opera d’amore alle sante donne, benedicevano negli ospedali ai morenti per la libertà. Le arti e le turpi parole dei gazzettieri venduti suonano troppo dolorose sulla bocca di chi rappresenta un’instituzione che fu grande e religiosa per molti secoli, perchè da noi si possa scendere a confutarle. Le cose importanti al mondo nel Documento sono una teorica sull’Autorità, e una dottrina intorno ai mali di povertà e d’ignoranza che affliggono in Italia e altrove gran parte di popolo. Ambe rinnegano Dio, la parola di Cristo e l’Umanità.