Platone in Italia/V. Di Cleobolo

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V. Di Cleobolo

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IV. Di Cleobolo VI. Discorso di Platone

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V

Di Cleobolo

[Mnesilla — Tanto bella quanto saggia — Cleobolo innamorato di lei.]

Io vado ogni giorno da Mnesilla, e la ritrovo ogni giorno piú ammirabile. Talvolta vado da lei, pensando che è bella; e. nelle tre ore che con lei mi trattengo, ella non mi permette di sentir altro se non che è savia. Talvolta son tutto occupato della sua saviezza: la vedo, e non penso piú che alla sua beltá.

Divina creatura! come è mai possibile apparir al tempo istesso e tanto savia e tanto bella? Mi si dice che ella si abbia proposti per modelli e Mia e Teano. Ma queste, quando ottennero tanta fama di saviezza, avean, come ella, ventiquattro anni?

In casa sua si ragunano molte altre donne pittagoriche. Se Mnesilla non vi fosse, sarebbe incerto a chi si debba la palma: ella vi è, ed ogni dubbio sparisce. Ella ha l’arte che io credo la piú difficile nella saviezza, cioè di mostrare la sua senza togliere il luogo a quella delle altre. . . . . . .

Non so perché noto con maggior attenzione ciò che dice Mnesilla che ciò die dicono le altre. Sará perché la stimo piú di tutte. Ma perché poi noto piú particolarmente taluni discorsi che riguardano talune cose, e su queste desidero piú ardentemente sapere come ella pensi?

Si parlava di una donna tormentata dalla gelosia per suo marito, il quale va troppo spesso a visitar Doride; Doride. [p. 22 modifica] timor delle tenere spose e delle severe genitrici di Taranto. Mnesilla recitò quel tratto tanto noto della lettera di Teano ad una sua amica afflitta dallo stesso male. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1

Ella pronunziò queste parole coll’accento della piú profonda interna persuasione. Ella fini, ed io dimandai a me stesso: — Chi pensa a questo modo qual sublime idea deve aver mai dell’amore? —

Nearco si è avveduto dello stato del mio cuore. Nearco l’ha detto a lei. To non avrei avuto il coraggio di dirlo giammai... no, giammai... Che è mai quello che io provo oggi nel mio cuore? Io ho fatto mille volte all’amore in Atene; io sono stato mille volte petulante, insolente; so non solo come si spiano le volontá, ma anche come si destano i desidèri, come si prevenga il rossore, come si trionfi della debolezza... Ed intanto io non ho avuto il coraggio di dimandare a Mnesilla come fossero accolti i miei voti!

  1. Questa è la parte del libro la piú maltrattata dal tempo. Qual sará mai la lettera di Teano di cui si parla? Ne abbiamo una tra gli Opuscoli mitologici di GALE, nella quale Teano dice alla sua amica: «Non il piacere de’ sensi, ma la probitá doversi ricercar nell’amante e nel marito; la sola virtú poter formar un nodo durevole; finir ben presto tutti gli amori meritricii, i quali non sono che errori de’ quali l’uomo ben presto si ricrede, se la moglie non avvilisce se stessa fino al segno di voler contendere con una meretrice».