Poesie (Campanella, 1915)/Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla/63. Ad amici, uficiali e baroni, che, per troppo sapere, o di poco governo o di fellonia l'inculpavano

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63. Ad amici, uficiali e baroni, che, per troppo sapere, o di poco governo o di fellonia l'inculpavano

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63. Ad amici, uficiali e baroni, che, per troppo sapere, o di poco governo o di fellonia l'inculpavano
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A certi amici uficiali e baroni che per troppo sapere
o di poco governo o di fellonia l’inculpavano

Non è brutto il demòn quanto si pinge:
sta ben con tutti, a tutti, cortesia:
la piú sentenza eroica è la piú pia:
un piccol vero gran favola cinge.
Il paiuol della pentola piú tinge;
nera chiamarla dunque non dovria.
Libertá bramo; e chi non la desia?
ma il viver sporca, chi per viver finge.
— Chi si governa mal, spesso si duole. —
Se pur lo dite a me, ditelo a tanti
gran profeti e filosofi ed a Cristo.
Né il saper troppo, come alcun dir suole,
ma il poco senno degli assai ignoranti
fa noi meschini e tutto il mondo tristo.

Questo è assai noto ed arguto e vero. Si pensa il volgo che per poco cervello sono mal trattati i savi, e che non si sappiano governare; e non veggono che condannan i santi e Cristo, che pur patirono la morte, ecc. Ma per l’ignoranza di quegli molti, «qui nesciunt quid faciunt», e non per il saper loro. Vedi la Metafisica in questo punto.