Poesie varie (Pascoli)/1872-1880/Miti

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1872-1880 - Epistola 1872-1880 - Mattino
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MITI


alba


i


L’alba viene: sul poggio alta rameggia
la selva e tra le stelle dorme ancora:
croscia la guazza e il bruno suol ne odora;
4del timo odora e della santoreggia.

Piangono l’acque per le opache valli,
errano in cielo le serene stelle,
pur non lontano è il sol, pini dormenti:
il carro è là, gli aerei cavalli
9pascono presso le sue ruote snelle,
dritti, a terra le code ampie e fluenti.
Sbuffano appena, scalpitano lenti;
quando alla brezza eccoli dar le molli
narici e volgere i chiomanti colli:
14un nitrito lontanamente echeggia.

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stella diana


ii


Se il fiero cacciator esce dall’ombra
affacciandosi a’ varchi orientali
17con l’occhio ardente e in man gli acuti strali;

il ciel sereno avanti a lui si sgombra
e dileguasi rapida ogni stella
20fuor del gittare delle sue quadrella:

sol una resta, oltra le belle bella,
che, come un tratto lui proterva affisa,
23fugge tra un lieve crepitìo di risa.


il ciclope


iii


Le nuvole, con dorsi enormi e vari,
nel tramonto randage, a quando a quando
26sbuffano il vento dalle calde nari:

s’addossano, s’ammusano; poi lente
varcano ad una, a due, a tre, mugliando
29per l’aria fosca disperatamente;

chè il ciclope che in cuor nutre l’eterna
cura, e nell’occhio ha la maligna luce,
già ripara doglioso alla caverna:
33e il nembo scoppia per la notte truce.

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crepuscolo1


iv


Due volte appari candida e vermiglia
nel cielo che di te si rinnovella:
(e dal tuo roseo pullula una stella
37come una perla della sua conchiglia).

Alba, tu sorgi e attendi il tuo signore
al varco orïental, fin ch’ei si levi;
e bianca tremi al mattutino gelo:
ma poi ch’e’ surse, un subito timore
42di sua beltà ti caccia sì, che in lievi
passi di luce tutto corri il cielo.
Non le gemme cader lascia il tuo velo,
che par ch’a terra il tintinnìo se n’oda?
La bella dalle braccia mie si snoda,
47e con man vela le ridenti ciglia.

Sera, dell’ombra al termine egli sale
il navicello d’oro, e infine ha posa
veleggiando a sue piagge erme e lontane:
tu lesta accorsa al balzo occidentale,
52tese invano le tue braccia di rosa,
ti getti nelle pallide fiumane.
E tutto dorme; il mar sonnecchia: piane
gemono l’acque, tremano le foglie.
La bella nelle braccia sue m’accoglie,
57e il dolce nido, come suol, pispiglia.

Note

  1. [p. 232 modifica]questa ballata vide la luce, con qualche diversità, insieme con L’ultima passeggiata, nelle nozze di Severino Ferrari. Poi fu dall’autore ristampata nella prima edizione venale di Myricae nel 1892. Indi tralasciata. I miti non lo appagavano più.