Prose della volgar lingua/Libro terzo/LIII

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Terzo libro – capitolo LIII

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Deesi, perciò che detto s’è del verbo e per adietro detto s’era del nome, dire appresso di quelle voci che dell’uno e dell’altro col loro sentimento partecipano, e nondimeno separata forma hanno da ciascun di questi, come che ella piú vicina sia del nome che del verbo. Ma egli poco a dire ci ha, con ciò sia cosa che due sole guise di queste voci ha la lingua e non piú. Perciò che bene si dice Amante Tenente Leggente Ubidiente e Amato Tenuto Letto Ubidito, ma altramente non si può dire; perciò che questa voce Futuro, che la lingua usa, s’è cosí tolta dal latino, senza da sé aver forma. Formasi l’una di queste voci da quella voce del verbo, che si dice Amando Tenendo, di cui dicemmo; l’altra è quella stessa voce del passato di ciascun verbo, la quale col verbo Avere o col verbo Essere si manda fuori, di cui medesimamente dicemmo. Di queste due voci, come che l’una paia voce, che sempre al tempo dare si debba, che corre mentre l’uom parla, Amante Tenente, e l’altra, che è Amato Tenuto, medesimamente sempre al tempo che è passato, nondimeno egli non è cosí. Perciò che elle sono amendue voci, che a quel tempo si danno, del quale è il verbo che regge il sentimento: La donna rimase dolente oltra misura, il che tanto è a dire quanto La donna si dolse, perciò che Rimase è voce del passato. E La donna rimarrà dolente se tu ti partirai, dove rimarrà dolente vale come se dicesse Si dorrà, perciò che Rimarrà, del tempo che è a venire, è voce. E ancora, La donna amata dal marito non può di ciò dolersi, nel qual luogo Amata tanto è, quanto a dire La quale il marito ama, e cosí fia del presente, perciò che è del presente voce Può dolersi. O pure La donna amata dal marito non poteva di ciò dolersi, nel qual dire Amata è in vece di dire La quale il marito amava, perciò che Poteva è voce del pendente altresí. E cosí per gli altri tempi discorrendo, si vede che aviene di questa qualità di voci, le quali possono darsi parimente a tutti i tempi.