Prose della volgar lingua/Libro terzo/LV

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Terzo libro – capitolo LV

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Avea tutte queste cose dette il Magnifico; e messer Federigo, udendo che egli si tacea, disse: - Voi m’avete col dir dianzi di quella parte del verbo, che si dice Amando Leggendo, una usanza della provenzale favella a memoria tornata di questa maniera, e ciò è, che essi danno e prepongono a questo modo di dire la particella In, e fannone In andando In leggendo, della quale usanza si vede che si ricordò Dante in questo verso:

Però pur va, e in andando ascolta;

e il Petrarca in quest’altro:

                         E se l’ardor fallace
durò molt’anni in aspettando un giorno.

Il che si truova alcuna volta eziandio negli antichi prosatori, sí come in Pietro Crescenzo, il qual disse, parlando di letame: Ma il vecchio l’ha tutto perduto in amministrando e dando il suo umore in nutrimento, e in Giovan Villani, che disse: E fatto il detto sermone, venne innanzi il Vescovo, che fu di Vinegia; e gridò tre volte al popolo, se voleano per Papa il detto frate Pietro: e con tutto che ’l popolo assai se ne turbasse, credendosi avere Papa romano, per tema risposono in gridando che sí, e in Dante medesimo, che nel suo Convito disse: Quanta paura è quella di colui, che appresso sé sente ricchezza, in camminando, in soggiornando. Quantunque non contenti gli antichi di dare a questa parte del verbo la particella In, essi ancora le diedero la Con; sí come diede il medesimo Giovan Villani, il qual disse: Con levando ogni dí grandissime prede, in vece di dire Levando. Ma voi tuttavia non vi ritenete per questo -.