Prose della volgar lingua/Libro terzo/XLIX

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Terzo libro – capitolo XLIX

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E questo tanto potrà forse bastare ad essersi detto che del verbo, in quanto con attiva forma si ragiona di lui. In quanto poi passivamente si possa con esso formar la scrittura, egli nuova faccia non ha, sí come ha la latina lingua. Nella qual cosa vie piú spedita si vede essere la nostra, che tante forme non ammette, alle quali appresso piú di regole e piú d’avertimenti faccia mestiero. Ha nondimeno questo di particolare e di proprio; che pigliandosi di ciascun verbo una sola voce, la quale è quella che io dissi che al passato si dà in questo modo Amato Tenuto Scritto Ferito, e con essa il verbo Essere giugnendosi, per tutte le sue voci discorrendo, si forma il passivo di questa lingua; volgendosi, per chi vuole, la detta voce Amato Tenuto e le altre, nella voce ora di femina e ora di maschio, e quando nel numero del meno pigliandola e quando in quello del piú, secondo che altrui o la convenenza o la necessità trae e porta della scrittura. È nondimeno da sapere che, nelle voci senza termine, suole la lingua bene spesso pigliar quelle, che attivamente si dicono, e dar loro il sentimento della passiva forma: La Reina conoscendo il fine della sua signoria esser venuto, in piè levatasi, e trattasi la corona, quella in capo mise a Panfilo, il quale solo di cosí fatto onore restava ad onorare, nel qual luogo Ad onorare si disse, in vece di dire Ad essere onorato, e poco appresso: La vostra virtú, e degli altri miei sudditi farà sí, che io, come gli altri sono stati, sarò da lodare, in vece di dire Sarò da essere lodato. Vassi Stassi Caminasi Leggesi e simili, sono appresso verbi, che si dicono senza voce alcuna seco avere, che o nome sia o in vece di nome si ponga altresí, come si dicono nel latino, e torconsi come gli altri per li tempi e per le guise loro, tuttavia nella terza voce solamente del numero del meno, dove ella può aver luogo. De’ quali non fa uopo che si ragioni altramente, se non si dice, che quando essi sono d’una sillaba, come son questi Va Sta, sempre si raddoppia la S che vi si pone appresso, Vassi Stassi. E ciò aviene per cagion dell’accento, che rinforza la sillaba; il che non aviene in quegli altri.